REGNO: Funghi

DIVISIONE: Eumycota

SOTTODIVISIONE: Ascomycotina

ORDINE: Tuberales

FAMIGLIA: Eutuberaceae

GENERE: Tuber


Specie:

  • tuber magnatum Pico (dal latino magnatum, dei magnati, dei ricchi signori);

  • tuber melanosporum Vittadini (dal greco mèlasanos, nero dalle spore nere);

  • tuber macrosporum Vittadini (dalle spore grosse);

  • tuber aestivum (estate);

  • tuber borchii Vittadini; (dal nome De Borch, studioso che lo descrisse per primo);

  • tuber brumale ( dal latino brumalis, invernale);

  • tuber moscatum (dall’arabo musk, che odora di muschio);

  • tuber mesentericum (dal latino ripiegato riferito alle vene miceliari della gleba);

Il tartufo e’ un fungo ipogeo, ovvero un fungo che vive sottoterra.

Tutti i tartufi vivono in simbiosi con altre piante, ovvero si nutrono delle sostanze che trovano sulle radici di alcune specie di alberi a cui restituiscono sostanze a loro necessarie. Gli alberi sotto cui spesso troviamo i tartufi sono il pioppo, il nocciolo, il tiglio, il castagno, il pino, le quercie (cerri, roveri, roverelle, farni, spinose, lecci).

Le piante e il terreno in cui nasce il tartufo da al tubero diverse caratteristiche, sono in molti ad affermare che i tartufi migliori sono quelli che nascono nelle vicinanze delle querce.

I tartufi possono avere diverse grandezze da quelle di una nocciola fino a quelle di un melone, la loro conformazione e’ piu’ o meno regolare, solitamente di forma sferoidale e li si possono trovare a diverse profondita’ del terreno.

Essendo un fungo e considerato che tutti i funghi sono costituiti principalmente da acqua, circa il 70-80%, in annate in cui l’acqua si e’ fatta desiderare non dovremo stupirci di raccogliere tartufi di dimensione ridotte, naturalmente un altro indice e’ il terreno, se andremo a cercare tartufi in un terreno compatto ed argilloso, questi tenderanno ad essere piu’ piccoli ed irregolari, al contrario in terreni soffici si svilupperanno tendenzialmente molto piu’ grossi e ben conformati.


 Amici e nemici dei tartufai

Al contrario di quanto si pensa i migliori amici dei tartufai sono gli animali del bosco i quali cibandosi di tartufi accelerano l’azione delle spore, che germinano più facilmente grazie alla funzione dell’apparato digerente dell’animale che se ne e’ cibato.

Quando nel bosco incontrerete le buche, fatte dai cinghiali, vicino alle tartufaie, non date mai a loro la colpa di uno scarso bottino, gli animali in realta’ sono i nostri alleati nel bosco cibandosi anche di tartufi non compromettono l’ecosistema del bosco e della montagna rispetto alla proliferazione di tartufi, sono altri i fattori che influiscono come agenti nemici del bosco. In primis c’e’ l’uomo che con i suoi agenti inquinanti sta provocando il surrriscaldamento del clima il cui effetto sulle fascia mediteranea provoca la scarsità delle pioggie le quali mettono sempre piu’ in difficolta’ il normale ciclo biologico del tartufo, piu’ nell’immediato ci sono poi gli effetti della cementificazione e del disboscamento che hanno ridotto le aree tartufigene.

Inoltre non possiamo dimenticarci di un altro fattore devastante che l’uomo compie sulla natura e, spesso, consapevolmente, come l’uso scellerato delle zappe sui pianelli di terreno dove nascono i tartufi. Coloro infatti che vano a tartufi senza cane ma zappando a caso sotto gli alberi tartufigeni, compromettono, a volte per anni, a volte definitivamente, la tartufaia.

I tartufi sono formati da una parte esterna detta, peridio, il quale puo’ essere liscio (tuber magnatum pico, tuber borchii vittadini, tuber macrosporum vittadini) oppure verrucoso o sculturato ( tuber melanosporum vittadini, tuber brumale vittadini, tuber moscatum de Ferri, tuber aestivum vittadini, tuber uncinatum Chatiin, tuber mesentericum vittadini) e di colore variabile dal chiaro allo scuro, a seconda della specie e varia dal bianco al giallo, fino al grigio scuro, nero ed ha una funzione protettiva contro batteri e muffe.

La parte interna, si chiama gleba, anche questa e’ di colore variabile, dal nero al rosa, fino al marrone scuro, la gleba e’ percorsa da venature piu’ o meno ampie, che delimitano gli alveoli in cui sono immerse delle grosse cellule (gli aschi) contenenti le spore.

Solo grazie alla classificazione del peridio, della gleba, degli aschi e delle spore, possiamo permetterci l’identificazione esatta della specie del tartufo.

Come tutti i funghi anche i tartufi presentano una loro struttura vegetativa, rappresentata dal micelio ed una riproduttiva rappresentata dal corpo fruttifero. Il micelio e’ visibile al microscopio ottico ed appare come un insieme di ife sottili, settate e ramificate. Il corpo fruttifero estremamente caratteristico, e’ composto sia dal peridio che dalla gleba ed e’ caratterizzato da odore tipico e diverso da specie a specie.