Typi – 05/10/2017 – Tartufi: produzione scarsa, è allarme falsi

5 ottobre 2017

Tartufi: produzione scarsa, è allarme falsi

di Olga Capobianchi

Prezzi alle stelle per il tartufo bianco (Tuber Magnatum Pico) a causa della scarsa quantità raccolta, in attesa che le piogge di novembre migliorino la situazione dopo la siccità e gli incendi nei boschi di quest’estate. Per le pezzature di prima qualità, si potrà arrivare anche a più di 7.000 euro al chilo. Lo prevede Riccardo Germani, presidente dell’Associazione nazionale tartufai italiani: “Quest’anno il prezzo del tartufo italiano bianco potrebbe sfiorare anche gli 8.000 euro al kg per pezzature medio piccole – spiega infatti il presidente – e potrebbe essere una stagione peggiore del 2007 quando il prezzo, a causa della carenza di pezzature importanti, salì a quasi 7.000 euro al kg”. I prezzi del tartufo nero sono molto differenti e vanno dai 30 ei 250 euro al chilo, fino ad un massimo di circa 700 euro per il pregiato. Questo anche perché il tartufo bianco non si può coltivare (cresce solo spontaneamente), mentre il nero sì. In ogni caso, anche il tartufo nero, nelle sue sette specie, ha risentito delle scarse precipitazioni di questi mesi. Con il tartufo nero estivo finito, ora è il momento, per i circa 200.000 raccoglitori italiani, di andare alla ricerca del tartufo nero pregiato, del brumale e dell’uncinato.

LA RACCOLTA – “Avevo fatto un appello ai presidenti delle Regioni interessate e al ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, per chiedere di posticipare le date della raccolta ma non ha risposto nessuno – racconta Riccardo Germani – la stagione è stata aperta comunque senza alcun rinvio. I tartufi stanno uscendo adesso dopo le prime piogge di settembre ma hanno sofferto la siccità e sono di piccole, medie dimensioni. In questo momento il tartufo italiano non c’è proprio. La mia esperienza personale come esempio. Siamo usciti in tre e con quattro cani e, in tre giorni, abbiamo appena raccolto 150 gr, mentre in genere si fa un chilo, chilo e mezzo. Il tartufo è un fungo che senza acqua non cresce. La maturazione avviene in un mese e se il tartufo non trova l’acqua la cerca in profondità soffrendo. Se apriamo in questo momento un tartufo bianco, il suo interno non appare bianco come dovrebbe essere ma sul rossiccio. Oltre alla siccità, gli incendi hanno fatto il resto. Basti pensare a quello che è successo in Abruzzo”.

I FALSI TARTUFI ITALIANI – “Ai problemi legati al tempo, si aggiungono vecchie situazioni –  sottolinea il presidente, che si dichiara tra l’altro contrario alle coltivazioni e alla concessione di terreni ad associazioni – come il fatto che non esista una normativa che distingua il tartufo spontaneo da quello coltivato. Non essendo obbligatoria poi la tracciabilità per i tartufi, sul mercato si trovano i falsi prodotti italiani. Chiunque può andare in Slovenia, Bulgaria, Romania o in altri Paesi e tornare con tartufi che poi vengono spacciati come nostri”. Germani chiude con un’osservazione sull’imminente Fiera internazionale del tartufo bianco d’Alba: “E’ lecito chiedersi, secondo noi, quali tartufi bianchi ci saranno e da dove verranno, visto l’attuale scarsità del prodotto”.

L’ESPERTA – “La raccolta del tartufo bianco è partita in tutte le regioni ed effettivamente i tartufi bianchi in questo periodo non ci sono perché non si possono coltivare ma solo proteggere con la tutela delle aree in cui fortunatamente ancora si trovano – conferma l’agronoma Gabriella Di Massimo, componente del Tavolo tecnico del tartufo presso il Ministero delle politiche alimentari e forestali –  probabilmente compariranno verso la fine di novembre grazie alle piogge che ci sono state a settembre. Diverso il discorso sul tartufo nero pregiato, specie in via di estinzione, ma che si riesce a coltivare con successo in Italia, Francia, Spagna, persino in Australia”.  Anche la dottoressa Guerrieri interviene sui falsi italiani: “Il fatto è che non abbiamo una legislazione e questo vuoto pone problemi sia a chi fa i controlli sia a chi si occupa della trasformazione di questo prezioso prodotto. La tracciabilità per gli alimenti è obbligatoria ma per il tartufo non è così ed è assurdo. Stiamo lavorando ad un tavolo ed esiste un disegno di legge ma non se ne viene a capo”, conclude l’esperta.

LA COLDIRETTI – Alcuni dati sui tartufi provengono da una recente nota della Coldiretti che fa riferimento al 2016, quando sarebbero stati importati in Italia oltre 7 milioni di chilogrammi tra funghi e tartufi freschi, dei quali 2,5 milioni di chili dalla Polonia e oltre 2 milioni dalla Romania, per un valore complessivo di 41 milioni di euro. Ben 11 milioni di euro avrebbero riguardato i tartufi per un quantitativo di 167.000 chili. “Un commercio dietro il quale – si legge nella nota della Coldiretti – in mancanza di norme trasparenti sull’obbligo di indicare in etichetta l’origine, si sono nascosti inganni e truffe come dimostrano le numerose operazioni messe in atto dalle forze dell’ordine. Nel 2016, sui 58 controlli nel settore della commercializzazione di tartufo, sono state notificate 9 notizie di reato e 11 contestazioni amministrative da parte dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, con diffuse irregolarità di etichettatura e nell’osservanza degli obblighi di rintracciabilità. La prossima battaglia riguarda i prodotti trasformati dove purtroppo c’è ancora poca trasparenza e quindi è urgente un intervento legislativo chiarificatore. Sono infatti notevolissimi i volumi di prodotti importati destinati alla trasformazione (oltre 1,3 milioni di chilogrammi di funghi e tartufi secchi, tritati, in polvere, etc.), spesso spacciati per italiani e con l’utilizzo di sostanze aromatizzanti che si sostituiscono o si affiancano al prodotto richiamato in etichetta, con poca chiarezza nei confronti dei consumatori”.

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