Al Ministro dell’Agricoltura
Al Presidente del Consiglio dei ministri
Ai parlamentari del Partito Democratico, del Movimento 5 stelle e di Liberi e Uguali.
A tutti i tartufai
A tutte le associazioni di tartufai
e.p.c. Sen. Giorgio Maria Bergesio

In data 8 gennaio è iniziato l’ITER del DDL S.933 primo firmatario Sen. Bergesio
Come disposizioni in materia di cerca, raccolta, coltivazione dei tartufi destinati al commercio
COME ASSOCIAZIONE NAZIONALE TARTUFAI ITALIANI, siamo preoccupati, perché Il 29 gennaio
sembrerebbe sia il termine ultimo per presentare emendamenti al DDL 993 presentato dai Senatori della
Lega, di Forza Italia e del Partito Sardo d’azione.

Se passasse così come scritto, abbiamo perso sostanzialmente 2 anni del nostro tempo ovvero dal 2018 ad
oggi a partecipare al tavolo di filiera nazionale istituito dal Ministero delle politiche agricole e forestali,
dove, come associazione nazionale tartufai italiani abbiamo nominato in qualità di direttore scientifico in
rappresentanza della nostra associazione la Dott.ssa Gabriella Di Massimo.

Abbiamo partecipato a tutte le sedute del tavolo di filiera, con proposte atte a tutelare gli ecosistemi
tartufigeni, il tartufo italiano, l’attività dei cavatori, abbiamo chiesto ed ottenuto una audizione in Senato,dove abbiamo portato le nostre proposte scritte, come frutto di un lavoro capillare nel territorio tra tartufai ed esperti scientifici, ora ci sentiamo traditi da chi avrebbe dovuto ascoltare le nostre istanze.
Oggi scopriamo che tutto il nostro lavoro è stato vano, ignorato dalla politica e da persone incompetenti in
materia di tartufo:
Si scrive che i tartufi sono corpi fruttiferi, ignorando la loro appartenenza al regno dei Funghi e non
dei vegetali;

  • Si fa confusione tra tartufaia naturale controllata e tartufaia coltivata,
  • Nell’Osservatorio scientifico permanente previsto nel DDL , si escludono le associazioni nazionali
    dei tartufai portatrici di sapere e conoscenze sui territori tartufigeni, sugli ecosistemi delle singole
    specie, sulle misure per la loro salvaguardia;
  • Si penalizza la Libera Cerca, non ponendo limiti di superfice e di durata alle tartufaie naturali
    controllate ed escludendo la Cerca del tartufo in prossimità dei corsi d’acqua, come era previsto
    dalla ex legge quadro 752/85 e dai numerosi recepimenti regionali.
  • Si calendario di raccolta non si applica nelle tartufaie naturali controllate e nelle coltivate, lasciando
    larga parte del territorio alla raccolta indiscriminata ed incontrollata,
  • Ai proprietari dei fondi si lascia la libertà di cavare tartufi indiscriminatamente, in tartufaie naturali,
    controllate o coltivate senza rispettare i calendari e le norme di cerca.
  • Potranno essere messi in vendita tartufi di specie diverse da quelle italiane, aprendo il mercato ai
    tartufi cinesi dopo sterilizzazione a caldo, confondendo il tartufo fresco con il tartufo trasformato.
  • Si impone il pagamento di una tassa di almeno 100 euro per la cava nella propria regione e ogni
    volta che si va in un’altra regione, ignorando la cultura al nomadismo dei tartufai e penalizzando i
    meno abbienti;
  • Si riattualizzano norme medioevali quali gli USI civici per i comuni che potranno vietare, ai non
    residenti, la cerca del tartufo e che potranno trasformare il proprio territorio in tartufaie naturali
    controllate.
    Infine, sembrerebbe che si voglia limitare la raccolta a 300 grammi per tutte le specie di tartufo e a
    100 gr per il Tuber Magnatum Pico per tutti coloro che esercitano la cava per passione.
    Come associazione nazionale tartufai italiani ci auguriamo che tale DDL 993 venga respinto e che le
    assicurazioni che erano state poste al tavolo di filiera di condivisione nella trascrizione di una legge che
    superi la 752/85 vengano rispettate.

Di seguito vengono riportati tutti gli articoli del DDL 993 a cui abbiamo fatto le nostre osservazioni.

Riccardo Germani – Presidente
Gabriella di Massimo – Direttore Scientifico
Associazione Nazionale Tartufai Italiani

Fascicolo Iter DDL S. 933

Disposizioni in materia di cerca, raccolta, coltivazione e commercializzazione dei tartufi destinati al

consumo

12/01/2020

 (Definizioni)

  1. d) « tartuficoltore » o « coltivatore di tartufo »: il conduttore di una « tartufaia » di cui detiene la proprietà o altro diritto sul fondo e che coltiva per la produzione di tartufo; le tartufaie condotte possono essere coltivate o naturali controllate;
  2. h) « tartufi coltivati »: i corpi fruttiferi ricavati dalle tartufaie coltivate;

Art. 2 comma d) Si osserva che: il conduttore di una tartufaia naturale controllata NON può essere definito tartuficoltore o coltivatore di tartufo in quanto una tartufaia naturale controllata NON E’ un impianto tartufigeno ex novo assimilabile ad un’attività agricola ma un ecosistema naturale dove la produzione di tartufo è spontanea.

Art. 2 comma h) Si osserva che: i tartufi appartengono al Regno Fungi quindi non presentano corpi fruttiferi, la dicitura “corpi fruttiferi” pertanto è scientificamente errata alla stregua della definizione “tuberi”.

Art. 4.

(Tavolo tecnico del settore del tartufo)

  1. Il Tavolo tecnico è composto dai rappresentanti OMISSIS e associazioni nazionali di tartuficoltori e tartufai, OMISSIS

Si osserva che la dicitura associazioni nazionali di tartuficoltori e tartufai, può dar adito a confusione, meglio specificare “associazioni nazionali di tartufai o di tartuficoltori”.

  1. Nell’ambito del Tavolo tecnico è costituito, altresì, l’Osservatorio scientifico permanente sul tartufo, con il compito di coordinare le linee di indirizzo della ricerca scientifica applicata al settore, nonché di promuovere il coordinamento con le realtà imprenditoriali della filiera del tartufo ai fini progettuali e la formazione degli operatori a vari livelli della filiera.

Le associazioni nazionali dei tartufai richiedono con fermezza, la presenza di un rappresentante da esse delegato, in qualità di membro, all’Osservatorio scientifico permanente

Art. 5.

(Elenco delle specie che possono

essere raccolte e destinate al consumo)

  1. L’accertamento delle specie può essere fatto a vista dall’operatore, munito di tesserino di cui all’articolo 13, durante la cessione del prodotto. In caso di dubbio o contestazione l’identificazione delle specie deve essere condotta da una delle strutture individuate con decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, di concerto con il Ministero dello sviluppo economico, da adottare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, in conformità alle normative dell’Unione europea sull’accreditamento e il controllo ufficiale dei prodotti.

Si richiede che l’accertamento delle specie possa essere fatto da liberi professionisti iscritti al registro nazionale dei Micologi del Ministero della Salute.

Art. 7.

(Diritti di proprietà sui tartufi)

1.L’attività di cerca e raccolta dei tartufi è libera nei boschi e nei terreni non coltivati. Il tartufaio abilitato ai sensi dell’articolo 13 diviene proprietario del tartufo raccolto in tali ambienti all’atto della raccolta.

Si richiede che la dicitura “L’attività di cerca e raccolta dei tartufi è libera nei boschi e nei terreni non coltivati” sia integrata con l’aggiunta “e lungo le sponde e gli argini dei corsi d’acqua classificati pubblici dalla normativa.” Così come previsto dal recepimento della L.Q. 752/ 85 dI molte regioni tra cui, per es. l’Umbria (Legge 12/2015 (Testo unico in materia di agricoltura, al Titolo VII, capo I) 

Art. 8.

(Riconoscimento delle tartufaie naturali controllate)

2.Le tartufaie naturali controllate in boschi privati, boschi consortili o altre forme di aggregazione di proprietà forestali o agricole sono equiparate a una tartufaia naturale controllata in tutta la superficie interessata dal piano di gestione qualora il gestore della tartufaia intenda riservare per sé la raccolta; 

Questa definizione non pone limiti alle superfici delle aree tartufigene naturali sottratte alla fruizione dei tartufai, in pratica si nega il diritto alla libera cerca sancito nell’Art. 7 comma 1.

Art. 11.

(Disciplina della cerca e raccolta

del tartufo)

  1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano disciplinano la cerca e la raccolta dei tartufi nei boschi, nei terreni non coltivati e nelle aree demaniali.
  2. 5. Non sono soggetti alle disposizioni di cui al comma 1 del presente articolo i produttori di tartufo in tartufaie naturali controllate e i conduttori di fondi privati in cui esistono tartufaie naturali.

SI contesta fortemente il comma 5 dell’Art. 11 in quanto si lascerebbe alla raccolta incontrollata e indiscriminata larga parte del territorio con il rischio che se ne faccia scempio.

Art. 16.

(Vendita dei tartufi freschi)

  1. I tartufi freschi di cui all’articolo 5, comma 1, per essere posti in vendita al consumatore finale devono essere distinti per specie e forma e devono essere maturi e liberi da corpi estranei e impurità nel rispetto delle norme dell’Unione europea applicabili e delle disposizioni della presente legge.
  2. Fatto salvo quanto previsto dall’articolo 25, i tartufi di altre specie edibili non compresi nell’elenco di cui al comma 1 dell’articolo 5 possono essere posti in vendita solo dopo un trattamento che ne abbia disattivato le spore tramite sterilizzazione con calore; in tutti i casi è vietata la vendita al consumatore finale, compresa la ristorazione, di specie non presenti nei commi 1 e 3 dell’articolo 5 allo stato fresco, congelato e secco.

Il comma 2 dell’Art. 16 con la dicitura “altre specie edibili non compresi nell’elenco di cui al comma 1 dell’articolo 5 possono essere posti in vendita solo dopo un trattamento che ne abbia disattivato le spore tramite sterilizzazione con calore”, di fatto apre il mercato alle specie di tartufo di provenienza estera, Cina in particolare. Si lamenta la mancata tutela del prodotto italiano e si contesta l’inserimento di questa clausola nell’Art. 16 intitolato “vendita di tartufi freschi”, in quanto la sterilizzazione con calore di fatto, ne fa un prodotto non fresco ma trasformato. 

Art. 17.

(Etichettatura dei prodotti trasformati a base di tartufi)

2.È ammessa la presenza di specie di tartufi diverse da quelle dichiarate nell’elenco degli ingredienti pari al 3 per cento in peso del prodotto finito, tranne che nei prodotti a base esclusivamente di Tuber magnatum Pico per i quali non sono ammessi limiti di tollerabilità.

Si fa notare che la dicitura “pari al 3 per cento in peso del prodotto finito” rende impraticabile il controllo in quanto nei prodotti finiti a base di tartufo presenti sul mercato italiano, è possibile fare un controllo qualitativo andando a individuare le specie presenti in base alle spore ma, da questo risalire al dato quantitativo della percentuale in peso è molto difficile. La discriminazione tra Tartufo bianco e le altre specie non è giustificata o giustificabile e niente ha a che vedere con la tutela del consumatore.

Art. 22.

(Disposizioni finanziarie)

3.L’importo del singolo contributo ambientale annuo per regione o provincia autonoma non può essere inferiore ad euro 100 ed è obbligatorio per la raccolta del tartufo in boschi e terreni non coltivati. Tale importo minimo deve essere pagato dai raccoglitori in ogni regione o provincia autonoma nella quale si recano per esercitare la raccolta. Il versamento è effettuato in modo ordinario sul conto corrente postale intestato alla tesoreria della regione o della provincia autonoma.

Ci si oppone in maniera ferma e determinata a questa disposizione in quanto tradisce lo spirito del tartufaio che è da sempre portato alla transumanza e tutte le assicurazioni che in questo senso erano state date nei vari incontri al Tavolo di Filiera e in Commissione Agricoltura.